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LaicitÓ e Stato PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledý 18 aprile 2007

 

Laicità e Stato

Ha scritto Claudio Magris che la parola “laico” non significa affatto,

come spesso ignorantemente si presuppone, l’opposto di “cattolico” e non indica, di per sé, né un credente né un agnostico o un ateo. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì un abito mentale, la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che invece è oggetto di fede –a prescindere dall’adesione o meno a tale fede- e di distinguere le sfere di ambiti delle diverse competenze, ad esempio quelle della Chiesa e quelle dello Stato.” Se la laicità si connota come atteggiamento ispirato alla libertà di coscienza e conoscenza e, al tempo stesso, di tolleranza e rispetto per le libertà altrui, senza dogmatismi o verità assolute imposte, si comprenderà perché Guido Calogero l’abbia definita “la regola di convivenza di tutte le possibili filosofie e ideologie” e perché i costituzionalisti la considerino un complemento del principio democratico e pluralista, inconciliabile con uno Stato confessionale (che privilegia una determinata confessione religiosa facendone propri i princìpi e la dottrina, come modello delle leggi e dei comportamenti) o integralista ( contraddistinto da un intransigente ed assoluto rispetto dell’ortodossia religiosa applicata a tutti gli aspetti della società) o totalitario (dove la ideologia e il partito unico dominano e improntano tutte le manifestazioni della vita personale e collettiva). La Costituzione italiana del 1948 non menziona esplicitamente (a differenza di quella francese, la quale proclama che “la France est une République une, indivisible, laïque et sociale”) la laicità come carattere dello Stato, ma la Corte Costituzionale a partire dalla sentenza nr. 203/89 sul non-obbligo di frequenza dell’ora di religione, ha proclamato come i valori contenuti negli articoli 2,3,7,8,19 e 20 della Costituzione concorrano “a strutturare il principio supremo della laicità dello Stato, che è uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta Costituzionale della Repubblica”. Nella pastorale “Gaudium et Spes” espressione del Concilio Vaticano II si legge (art. 76) che la “Chiesa, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica” e che appare di grande importanza “che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori”. Recentemente le massime autorità ecclesiastiche, oltre a propugnare e difendere (come loro diritto che il vero laico sempre si batterà perché sia salvaguardato) la visione religiosa di temi di grande valenza morale ed etica (nella specie la famiglia fondata sul matrimonio) si sono rivolti ai politici e legislatori per metterli in guardia dall’approvare leggi che possano porre in discussione valori definiti “non negoziabili” ponendo uno “spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana”. Questo “non possumus” ha fatto scrivere (G. Zagrebelsky, 9.2.07) che “mai come in questo caso, nella storia recente, i basamenti del concordato hanno traballato” e che l’avvertimento (dato mediante pubblicazione sul giornale Avvenire) “significa preannuncio di conseguenze perturbatrici del quadro parlamentare e della libera dialettica democratica”…. “Ci sono questioni sulle quali anche da parte dello Stato democratico dovrebbero essere detti dei “non possumus”. Ci sono princìpi irrinunciabili di laicità e democraticità delle istituzioni che sono non negoziabili”. La laicità dello Stato impone una risposta, nello spirito della tolleranza che caratterizza il concetto ma ferma, senza timore di venir spregiativamente tacciati di anticlericalismo, o laicismo, dalla schiera dei tanti “atei devoti”. L’importanza morale e civile dei temi in discussione (convivenze di fatto, eutanasia, ricerca scientifica, procreazione assistita, omosessualità, esposizione dei simboli religiosi, etc.) meriterebbe toni più tolleranti e voci più pacate e dialoganti, come quelle coraggiosamente levatesi anche all’interno del clero contro i rischi dell’invadenza di campo da parte delle autorità religiose e di un ritorno ai conflitti di tipo ottocentesco fra Chiesa e Stato.

Ultimo aggiornamento ( lunedý 23 giugno 2008 )
 
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