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Le Democrazie Liberali e il Populismo PDF Stampa E-mail
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venerdý 31 gennaio 2003

Da Il Riformista del 31 Gennaio 2003

POTERE. INTERESSI PRIVATI E PUBBLICI DOVERI
DI GIANFRANCO PASQUINO

Le democrazie liberali e il populismo Ecco differenze e istruzioni per l'uso
Manuale (da maneggiare con cura) per presidenti del Consiglio in carica e suoi legali

Quattro o cinque cose che so sulle democrazie liberali e sul populismo, ad uso, se lo vorranno, del presidente del Consiglio, dei suoi avvocati e dei suoi consiglieri "costituzionali", ma anche di commentatori improvvisati e/o faziosi.
Primo, in una democrazia liberale, vige una rigorosa separazione degli interessi privati dai doveri pubblici, in particolare dei detentori delle cariche di governo. Il conflitto di interessi viene risolto alla radice, per lo più prima, ma anche subito dopo la conquista di cariche di governo.
Secondo, in una democrazia liberale, la sovranità appartiene al popolo che la esercita, non soltanto con il voto, ma «nelle forme e nei limiti della Costituzione» (che è il testo dell'art. 1 della Costituzione italiana). Pertanto, il popolo, in una democrazia liberale, non assolve e non punisce. Nel migliore dei casi, sceglie fra squadre di governanti. La legge viene amministrata in nome del popolo perché la legge è stata fatta dai suoi rappresentanti in Parlamento, qualche volta anche da una maggioranza specifica di quel Parlamento. Però, né il popolo né quella maggioranza si situano al di sopra della legge. Al contrario, sono tenuti al rispetto di qualsiasi legge sia stata approvata.
Nessuna istituzione e nessun potere sono al di sopra delle leggi e, quarto, in una democrazia liberale i conflitti fra le istituzioni e i poteri sono risolti dalla Corte Costituzionale che interpreta e applica la legge. Non è il popolo che dirime i conflitti fra poteri e istituzioni, ma la legge.
Quinto, in una democrazia liberale, chiunque, governante e governato, se viene condannato, ne subisce le conseguenze che, per il governante, debbono implicare, con buona pace di Francesco Rutelli, l'abbandono della carica. D'altronde, una democrazia liberale non affida il governo a singoli governanti taumaturgici, ma ad una coalizione o ad un partito che possono sostituire i loro governanti senza dovere necessariamente tornare alle urne. Anzi, qui si misura la flessibilità istituzionale, che è un pregio, delle democrazie parlamentari: i governanti, condannati, passano, i governi legittimati dal voto popolare rimangono e si adattano. E si misura anche l'insipienza di chi vorrebbe scioglimenti automatici su semplice richiesta del capo del governo.
Sesto, in una democrazia liberale, nessun detentore del potere politico si appella al popolo, tranne che nelle elezioni, e tutti sottostanno al «due process of law», al dovuto procedimento della legge. Il popolo non si esprime in quanto tale, ma nella versione democratica di cittadini che votano per un Parlamento e qualche volta, senza scorciatoie, per un capo dell'esecutivo.
La scelta dei cittadini è politica; non implica nessuna assoluzione per reati pregressi e reati futuri. Invece, in una democrazia populista, la commistione di interessi è la norma, che corrode la democrazia. L'appello al popolo che lava tutti i reati è frequente. Le leggi hanno valore temporaneo e transeunte. Il popolo non ha procedure democratiche, istituzionalizzate, incisive. Viene chiamato ad applaudire, ad acclamare, a ratificare, a condannare/assolvere senza che mai si possano contare i favorevoli e i contrari. In una democrazia populista la sovranità non appartiene al popolo. Il popolo finisce per appartenere al sovrano. In un democrazia populista i cittadini vengono annegati in una entità indifferenziata chiamata popolo e di democrazia non se ne vede più neppure l'ombra. Ma, nelle parole e nel pensiero politico del presidente del Consiglio e dei suoi plaudenti seguaci, anche la democrazia liberale è soltanto una evanescente ombra.

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Ultimo aggiornamento ( giovedý 24 maggio 2007 )
 
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