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Scritto da Administrator   
marted́ 19 giugno 2007

 

DISCORSO AVV. MASSIMO CECIARINI 

DI SINISTRA

Per chi non mi conosce mi presento .....

Sono Massimo Ceciarini, avvocato grossetano.

Mi onoro di presiedere un’associazione di cultura politica. Non ho mai avuto tessere di partito.

Sono quello che si dice un esponente della Società Civile.

E come tale, con la franchezza e, perchè no, la passione di chi non è aduso ai giri di parole del linguaggio politico, porto oggi, in questo congresso -e ringrazio il Presidente per avermelo consentito- la mia testimonianza di partecipazione ad un progetto di costituzione della Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, bello e coraggioso che spero, come voi tutti, possa essere realizzato.

Ormai da troppo tempo la Sinistra, divisa in mille rivoli, alcuni in secca, alcuni in piena, alcuni limacciosi, altri deviati dal loro originario percorso, come il delta di un grande fiume, la Sinistra, dicevo, è in crisi esistenziale e identitaria.

La sinistra è "smarrita" -per usare un titolo che introduce un interessante articolo di Bruno Gravagnuolo comparso su uno degli ultimi numeri dell’Unità.

Il primo e principale scopo del nostro Movimento deve essere quello di rifar prendere al fiume il suo corso naturale, riportare al centro del pensiero e dell’azione politica e sociale l’essere di sinistra.

Già, ma che cosa è la Sinistra?

Che cosa significa essere di Sinistra?

In che modo si differenzia dalla Destra?

Ci sono migliaia di libri, saggi, articoli che cercano di dare risposta a questi interrogativi.

Qualche anno fa Walter Veltroni cercò di sintetizzare la risposta ponendo sullo sfondo di un congresso dell’allora PDS, mi pare, la scritta in inglese "I care", che può tradursi in vari modi, ma che può sintetizzarsi in "io mi preoccupo, io ho a cuore qualcosa e qualcuno".

Certo una bella frase, che esprime un concetto di altruismo e solidarietà condivisibile, ma forse troppo cristiana ed evangelica.

Penso che la migliore definizione di Sinistra l’abbia data Norberto Bobbio, nel breve saggio edito da Donzelli nel 1994 ma che periodicamente viene ristampato.

Ebbene, il grande filosofo della politica, che un socialista come Pertini ebbe a nominare senatore a vita, condensò l’essere di Sinistra invece che di Destra principalmente nell’atteggiamento assunto di fronte all’ideale di uguaglianza.

L’uomo di sinistra è "egualitario, nel senso che parte dalla convinzione che la maggior parte delle disuguaglianze che lo indignano, e vorrebbe far sparire, sono sociali e, in quanto tali, eliminabili; l’ inegualitario, invece, o di destra, parte dalla convinzione opposta, che siano naturali e, in quanto tali, ineliminabili".

Tale concetto Bobbio ribadì in un dialogo con Vattimo (La Sinistra nell’era del Karaoke, Reset), ricordando come, non a caso, fra i miti della Destra vi fosse il pensiero di Nietzsche che combatte la morale del gregge, la morale della uguaglianza.

Bobbio così riaffermò il suo pensiero "Ripeto. La differenza è fra chi prova un senso di sofferenza di fronte alle disuguaglianze e chi invece non lo prova e ritiene, in sostanza, che al contrario esse producano benessere e quindi debbano essere sostenute. In questa contrapposizione vedo il nucleo fondamentale di ciò che è sinistra e di ciò che è destra".

L’articolo 3 della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza, il "testamento di centomila morti" (i partigiani) per usare il termine di Piero Calamandrei nel famoso discorso agli Studenti Milanesi del 1955, contiene la codificazione di questo ideale di uguaglianza, non tanto e non solo al primo comma, dove riconosce la pari dignità sociale e di fronte alla legge (retaggio dello stato liberale) ma soprattutto al secondo comma, quello che, sempre Calamandrei, definì il più importante della nostra Carta Costituzionale, impegna lo Stato a uscire dalla posizione passiva di garante e farsi concretamente protagonista nel rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono ad un’effettiva uguaglianza sociale.

Questo, e non il volume di 270 pagine dei sette saggi bolognesi, potrebbe e dovrebbe essere il programma ed il manifesto di un Movimento davvero di sinistra.

Direte: ma non è un po’ troppo limitativo ridurre solo al principio di affermazione dell’uguaglianza il connotato dell’essere di Sinistra?

Certo che può esserlo. Ma, se ci pensiamo bene, ogni ulteriore aspetto del pensiero e dell’azione che reputiamo propri dell’uomo di Sinistra viene permeato o connotato da questo intento di realizzazione dell’uguaglianza.

Prendiamo , ad esempio, un altro concetto a noi caro, quello di libertà.

La libertà di un disoccupato non è uguale a quella di un occupato, e quella di un incolto non ha la qualità e consapevolezza di un uomo colto o istruito. Così come il povero o il malato non potranno godere allo stesso modo di un ricco o di uno in buona salute la libertà che la Costituzione gli riconosce.

Da qui l’impegno che scaturisce, come corollario dell’uguaglianza, a portare al centro dei valori e degli obiettivi della Sinistra il Lavoro, la Scuola pubblica e la Cultura, la Salute e il c.d. Welfare, che io preferirei chiamare Benessere Comune o, con una certa dose di utopia, Pubblica Felicità, il cui conseguimento, certo, comporta la soluzione di mille problemi anche concreti, oltre a quelli già visti (quali l’abitazione, relazioni sociali, ambiente, sicurezza, rispetto della legalità) certamente impegnativi e difficili da assicurare, ma per i quali si deve avere il coraggio di osare.

Sì, mi piacerebbe, da profano, che il nostro obiettivo fosse anche questo.

L’unica riforma che mi piacerebbe fare alla nostra Carta Costituzionale sarebbe l’aggiunta di un Comma all’art. 1 che dicesse che l’Italia, oltre ad essere una Repubblica fondata sul lavoro "riconosce il diritto di ogni cittadino a perseguire la felicità" ("pursuit of happiness) proprio come fu scritto da Thomas Jefferson nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti del 1776.

Non vi sembri, questo della Felicità, un tema ozioso da libro dei sogni da liquidare con sufficienza.

Con la mia Associazione, che si chiama "Politica Insieme", nel 2005 abbiamo organizzazato una Conferenza sul tema Economia e Felicità, con il prof. Franzini, allievo del prof. Caffé.

Mi risulta che proprio questa settimana si tiene presso l’Università di Siena, un Congresso Internazionale di tre giorni intitolato "Politiche per la Felicità".

Forse qualcuno di voi ricorderà la sorpresa che ha destato, qualche settimana fa, il risultato di un’indagine diretta da Ilvo Diamanti da cui risulta che gli italiani si sono dichiarati personalmente felici in percentuale del 90%, nonostante la generalizzata disistima per la classe politica.

Risultati clamorosi quanto preoccupanti, per chi vuole essere di Sinistra.

Come può, infatti, concepirsi una vera felicità, se il mondo che ti circonda è afflitto dai problemi che sono sotto gli occhi di tutti: guerra, fame, malattie endemiche, sperequazioni Nord-Sud, povertà, inquinamento, consumo abnorme di energie non rinnovabili, criminalità, annichilimento delle menti prodotto dalla pubblicità e dalla televisione, svilimento della personalità, disagio giovanile....

Chi è di Sinistra non può chiudersi nel "particulare" di guicciardiniana memoria.

Ed anche se, certamente, non può essergli impedito di essere felice anche senza prendersi sulle spalle i problemi della umanità (come spesso ironicamente da destra ci rimproverano) è lecito che almeno possa lottare per ridurre i problemi.

Ricorderete i versi del poeta-predicatore seicentesco John Donne che Hemingway riportò all’inizio del suo romanzo forse più significativo:

"Nessun uomo è un’isola, intera per se stessa; ogni uomo è un pezzo del continente, parte della Terra intera; e se una sola zolla vien portata via dall’onda del mare, qualcosa all’Europa viene a mancare, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perchè io son parte vivente del genere umano. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te".

Chi è di sinistra, chi si proclama socialista (e mi piacerebbe aggiungere liberale in omaggio al giellino Carlo Rosselli di cui ricorre quest’anno il 70° anniversario della morte per mano fascista) non può abbandonare il progetto di emancipazione delle masse subalterne e di riscatto morale di ogni uomo, in qualunque parte di mondo egli viva, che ha originato l’ideologia socialista e storicamente l’ha legittimata.

Ed invece assistiamo, purtroppo, ad un impazzimento, ad un miscuglio, ad un rovesciamento di situazioni per cui forze di sinistra, o che si definiscono tali, accettano politiche nelle quali il "cittadino" è divenuto "consumatore", nelle quali l’esigenza di salvaguardare la mano pubblica sui beni primari ed essenziali cede alla frenesia delle liberalizzazioni e privatizzazioni; in cui la politica monetarista e di bilancio, gestita da tecnocrati ed economisti che credono di essere così superiori e così in alto – come tanti, troppi politici anche della nostra schiera- da non udire le grida provenienti dal popolo, condiziona le scelte di politica sociale in modo tale da suscitare lo sconcerto e lo stupore di chi aveva creduto di poter uscire dai tempi bui dello sfrenato liberismo berlusconiano e dallo strapotere delle lobbies economico-finanziarie che dominano la scena con le loro trame.

Sul piano del Lavoro, come si legge nell’introduzione ad uno Studio "Destra e Sinistra" pubblicato da Il Mulino nel 2006, ci si trova di fronte ad un mercato "caratterizzato dalla flessibilità, contratti part-time e tempo definito, lavoro a domicilio, frammentazione, instabilità, incertezza da cui consegue una forte diminuzione del fattore lavoro come valenza aggregativa capace di fornire identità collettiva e per ciò stesso politica. Le tradizionali comunità lavorative che creavano solidarietà e forme d’azione collettive perdono gran parte della loro rilevanza sociale in una situazione di forza lavoro atomizzata".

Aggiungo che, tali forme, unite agli stages gratuiti (vero e proprio sfruttamento) cui si ricorre a piene mani anche nella pubblica amministrazione, hanno creato mortificazione professionale e, allo stesso tempo, concorrenza, anzichè colleganza, fra i lavoratori, con vanificazione di quello "spirito di classe" che aveva favorito le lotte dell’800 e del 900 e le conquiste sociali dei lavoratori.

Non ci si deve stupire, quindi, se l’operaio, specie se giovane, vota in prevalenza, sia pur lieve, a destra, come risulta dallo studio che ho appena citato.

Ed a ciò si aggiunge l’ossequio verso il Papa e le altre Gerarchie Ecclesiastiche, verso le quali si fa a gara per dimostrarsi rispettosi e disponibili, a costo di calpestare il principio supremo di laicità dello Stato.

Ed in effetti la Chiesa cattolica (che peraltro, non va dimenticato, ha annoverato persone carismatiche come Don Milani, di cui quest’anno ricorre il 40°della morte, e Don Puglisi, trucidato dalla Mafia, per ricordare solo alcuni casi più recenti)con la revisione dei Patti Lateranensi avvenuta nel 1984, in cambio del fumo costituito dalla rinuncia (resa inutile dala entrata in vigore della Costituzione) ad essere la religione di Stato, come previsto negli accordi del 1929, ha ottenuto l’arrosto costituito da una serie di privilegi grandi e piccoli che occorrerebbe molto tempo per elencare e che si possono trovare nell’ultimo fascicolo di "Critica Liberale".

Cito, tra i molti:

L’obbligatorietà (poi divenuta facoltatività, dell'insegnamento dell'ora di religione); la ripartizione obbligatoria dell’otto per mille; la fornitura gratuita a carico dello Stato dei servizi idrici alla Città del Vaticano; l’immissione in ruolo di migliaia di insegnanti della religione cattolica, il mantenimento di oltre 200 cappellani militari con il grado anche di colonnello e generale, i buoni scuola alle private (quasi tutte cattoliche), la deducibilità dai redditi delle donazioni alla Chiesa cattolica, l’esenzione degli immobili eclesiastici dal pagamento dell’ICI.

Eppure recentemente le massime autorità ecclesiastiche, oltre a propugnare e difendere (come loro diritto che il vero laico sempre si batterà perchè sia salvaguardato) la visione religiosa di temi di grande valenza morale ed etica (nella specie la famiglia fondata sul matrimonio) si sono rivolti ai politici e legislatori per metterli in guardia dall’approvare leggi che possano porre in discussione valori definiti "non negoziabili" ponendo uno "spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana".

Questo "non possumus" ha fatto scrivere (G.Zagrebelsky, 9.2.07) che "mai come in questo caso, nella storia recente, i basamenti del concordato hanno traballato" e che l’avvertimento (dato mediante pubblicazione sul giornale Avvenire) "significa preannuncio di conseguenze perturbatrici del quadro parlamentare e della libera dialettica democratica"... "Ci sono questioni sulle quali anche da parte dello Stato democratico dovrebbero essere detti dei "non possumus". Ci sono principi irrinunciabili di laicità e democraticità delle istituzioni che sono non negoziabili".

La laicità dello Stato impone una risposta, nello spirito della tolleranza che caratterizza il concetto ma ferma, senza timore di venir spregiativamente tacciati di anticlericalismo, o laicismo, dalla schiera dei tanti "atei devoti".

L’importanza morale e civile dei temi in discussione (convivenze di fatto, eutanasia, ricerca scientifica, procreazione assistita, omosessualità, esposizione dei simboli religiosi etc.) meriterebbe toni più tolleranti e voci più pacate e dialoganti, come quelle coraggiosamente levatasi anche all’interno del clero contro i rischi dell’invadenza di campo da parte delle autorità religiose e di un ritorno ai conflitti di tipo ottocentesco Chiesa e Stato.

Quanto lontani sono i tempi in cui nella pastorale "Gaudium et Spes" espressione del Concilio Vaticano II si leggeva (art. 76) che la "Chiesa, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica" e che appare di grande importanza "che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, giudati dalla loro coscienza cristiana e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori".

Identità, orgoglio, autorevolezza.

Questo si deve cercare tenendo conto, se necessario, di quanto disse Winston Churchill, uomo non di sinistra ma tutto di un pezzo,"Ci sono uomini che cambiano idee per il Partito; e ci sono altri uomini che cambiano Partito per le loro idee".

Avv. Massimo CECIARINI - GROSSETO

Ultimo aggiornamento ( luned́ 23 giugno 2008 )
 
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